La scoperta dell’inconscio: il lato oscuro del cuore

Esiste una parte dell’animo di cui lo stesso individuo interessato è inconsapevole

E come spesso accade per le scoperte geniali, 
tutto sembra semplice – dopo

Il lato oscuro del cuore rappresenta una eccezione rispetto alle letture che ho proposto fin ora, una piccola deviazione dal percorso intrapreso. Ma le deviazioni non sono mai per caso però: arrivano puntuali quando ad un certo punto – stanchi della via maestra – si sente il bisogno di un sentiero inconsueto e che giusto in quel momento aveva senso intraprendere.

I romanzi che ho proposto sin ora sono infatti tutti legati a precisi momenti formativi e agli autori letterari che prediligo. Questo romanzo di Corrado Augias invece me lo ha prestato una persona che a suo modo voleva farmi entrare nel lato oscuro del suo cuore, l’ho trovato un gesto di estrema fiducia e, per questo, da trattare con la massima accortezza.

Il romanzo di Augias l’ho letto in due, tre pomeriggi – spesso approfittando dei piacevoli transiti in treno – e devo dire che vi ho trovato tanto di quello che già andavo cercando in questo mio lavoro sui rapporti tra psicoterapia e letteratura, tra scienza e romanzo.

Augias lo conoscevo soltanto come giornalista, avevo sfogliato qualche suo saggio in libreria, avevo acquistato un dvd sulla vita e le opere di Chopin da lui egregiamente curato, ne condividevo persino la sbandierata passione per la scrittura di Aldo Busi ma non immaginavo minimamente che si fosse pure cimentato nella formula del romanzo.

Ne Il lato oscuro del cuore si intrecciano le storie di due donne: Clara, giovane psicologa che sogna una sua realizzazione futura e che nel contempo si guadagna da vivere come cassiera di un bar. E Wanda, una donna segnata da un matrimonio sbagliato che rischia di venire coinvolta nel delitto del marito.

Augias si rivela uno scrittore magistrale e, leggendo il romanzo, si intuisce che la trama è piuttosto pretestuosa e che Augias se ne serve sostanzialmente per introdurvi vere e proprie trattazioni sulla scoperta dell’inconscio e la nascita della psicoanalisi nonché sulle motivazioni profonde per cui talune donne si innamorano di uomini emotivamente non disponibili.

Augias annota come oggi il legame tra letteratura e psicoanalisi sia diventato più tenue in quanto la psicologia ha trovato le sue strade e preferisce poggiarsi sulla statistica, la biologia, le scienze cognitive. Il giornalista inoltre considera amaramente su come i media di massa e la tv abbiano saccheggiato la psicologia riducendola in coriandoli buoni al più per una citazione, schegge bonarie alle quali si può far dire qualunque cosaAll’inizio era diverso. Per fare il «misterioso salto dal corpo alla mente», come lo chiamò Freud, si utilizzavano largamente le forme della narrativa, anzi la terapia stessa si volgeva, a suo modo, in forma narrativa (p.101).

Appassionante è la narrazione dell’esordio della psicoanalisi: Augias parte veramente dal principio, dagli studi sull’isteria di Charcot e dalla intuizione geniale di Freud che ne L’interpretazione dei sogni afferma che «la coscienza, in uno stato di ridotta vigilanza, lascia emergere con più facilità e senza una logica apparente strati profondi della memoria che si credevano dimenticati. Già, nell’animo umano esiste una dimensione di cui lo stesso individuo interessato è inconsapevole: e come spesso accade per le scoperte geniali, tutto sembra semplice – dopo» (pagg.105-6).

La trattazione dell’età dell’inconscio prepara il lettore alla seconda parte della riflessione di Augias che riguarda l’universo femminile e l’apparente incomprensibile affettività che le donne sviluppano nei riguardi di uomini emotivamente non disponibili. Si tratta in sintesi della “sindrome del troppo amore”, tirando in ballo così anche il saggio di Robin Norwood. «Ma che vuol dire “amare troppo”? Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo? Quando giustifichiamo tutti i malumori, l’indifferenza e i tradimenti, stiamo amando troppo?» La Norwood scrive che se si ama troppo non si ama affatto, in realtà si soccombe alla paura di restare sole, di non essere degne d’amore e di essere ignorate o abbandonate. Wanda, il personaggio di Augias, rappresenta queste donne coinvolte in un distruttivo processo di degradazione che offrono la propria disponibilità fisica e psicologica nella speranza assurda di riscattarsi – il più delle volte – da un insano rapporto con un padre che non le ha mai valorizzate e che le ha fatte sentire sempre indegne di essere amate!

Già, un romanzo piacevole che è anche un modo per avvicinarsi alla comprensione dei meccanismi dell’inconscio: «uomini rispettabili nascondono il lato perverso della loro personalità in un personaggio parallelo che è la loro ombra, un doppio, un incubo – al quale finiranno per soccombere».

Immagine in evidenza: copertina del libro. Foto artistica di Anka Zhuravleva.
http://www.bookanieri.it/lato-oscuro-cuore-corrado-augias/

Bibliografia

Corrado Augias, Il lato oscuro del cuore, Einaudi, Torino 2014.

Ho ceduto alla tentazione

Psicoterapia e letteratura al tempo di internet: un passaggio autobiografico

Beh, ho resistito non poco all’utilizzo di internet quale strumento per comunicare qualcosa di sé.
Ai tempi dell’Università (più di vent’anni orsono) i professori ancora ci fornivano le tracce bibliografiche su cui studiare rigorosamente su cartaceo, internet era praticamente uno sconosciuto o era soltanto nelle conoscenze di pochi che avevano una chiara inclinazione alla tecnologia.
I libri fatti di carta mi hanno sempre attratto tantissimo, è sempre stato un piacere immenso poter sottolinearli con matite colorate, potere appuntare una sintesi preziosa ai bordi delle pagine oppure pieghettare leggermente i margini a mo’ di segnalibro così da ritrovare tempestivamente i passaggi più importanti.
Dunque solo tardivamente  ho cominciato a cercare qualche testo su internet laddove prima ignoravo tale opzione giacché, quand’ero in vena di nuove letture, mi recavo esclusivamente in biblioteca oppure in libreria.
Gli amici e gli stessi pazienti, ormai da tempo, mi suggerivano di scrivere qualcosa sulla mia professione e di usare anche il web per questo, così ho ceduto infine alla tentazione e ho deciso di farlo assecondando le mie inclinazioni: ho pensato subito ad un vecchio amore, ad uno di quegli amori che torna a prenderti dolcemente la mano ogniqualvolta che la vita sta principiando a travolgerti e a deprivarti della poesia che è in essa!
Ed ecco che ho ritrovato il mio amore per la letteratura e per certi classici che da ragazzo ricordo di aver letto in modo persino famelico. E adesso, dopo gli studi di psicologia e psicoterapia, mi è piaciuto moltissimo rileggere i romanzi che ho amato da adolescente e filtrarli stavolta con una nuova sensibilità!
La pagina denominata “letture” del mio sito web è dunque quella che mi interessa di più, che spero di aggiornare costantemente senza ovviamente sottrarre alcuno spazio all’attività clinica che si è rivelata ormai la mia vocazione principale!
20 giugno 2015
 
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Identità e cliché, un “involontario” leit motiv

Un tema sempre attuale: la contrapposizione tra l’identità sostanziale e l’adesione allo stereotipo imposto dalla società

  • Piazza Don Bosco

Una mia paziente, colta e accorta, mi ha fatto notare che gli ultimi articoli inseriti sono praticamente accomunati da un filo conduttore ovvero quello della riflessione tra l’identità sostanziale e lo stereotipo che quasi sempre stigmatizza il soggetto e lo depriva delle sue potenzialità trasformative.

Già, involontariamente (ma è questo che rende più interessante la “scoperta” della mia paziente), ho trattato il medesimo tema in diversi contesti: ne Il diavolo sulle colline di Pavese alcuni ragazzi apparentemente divisi dalle loro appartenenze sociali si ritrovano a condividere emozioni e vicissitudini, ne La morte a Venezia di Thomas Mann l’identità profonda emerge per scardinare il ritegno borghese, ne L’idiota di Dostoevskij ho riflettuto ampiamente su come le credenze della gente riescano a condizionarci sino al punto di riconfermare il pregiudizio altrui coi nostri stessi comportamenti.

Infine v’è l’omaggio a Pier Paolo Pasolini che di fatto ripropone la contrapposizione tra cliché e identità ovvero tra l’impegno sociale dello scrittore e l’intima dolcezza che traspare dalle sue composizioni giovanili.
Insomma, senza rendermene conto ho approfondito il tema della contrapposizione tra stereotipo e identità sostanziale seppur percorrendo ogniqualvolta strade diverse: ed ecco che ho deciso di riunire qui gli articoli accomunati da questo leit motiv. Affinché contribuiscano  tutti al medesimo spunto di riflessione!

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