Il conflitto tra le pulsioni e il rigore morale

La morte a Venezia: il conflitto tra Es e Super-Io affrontato dal più grande scrittore europeo

 

E dunque era necessaria una interruzione, un periodo di vita nomade, scioperatezza, aria di paesi lontani e acquisizione di sangue nuovo, affinché l’estate diventasse sopportabile e proficua…”

Lo scrittore Gustav Von Ascenbach – personaggio centrale de La morte a Venezia di Thomas Mann – sente d’un tratto la necessità di viaggiare, di interrompere il rigore quotidiano a cui per tanto tempo ha obbedito.

Attratto dall’esotismo del sud, lo scrittore si reca a Venezia: qui la vita distruggerà la dignità faticosamente raggiunta dall’artista, smascherandolo nella sua essenza dissoluta, incline all’avventura, affascinata dall’abisso.

A Venezia, infatti, Gustav Von Ascenbach resta affascinato da un adolescente di nome Tadzio: “il volto pallido e assorto, incorniciato dai capelli biondo miele, la linea schietta del naso, la vezzosa bocca, l’espressione soave e divina di gravità ricordavano le sculture greche dell’epoca aurea…

La mera contemplazione che la bellezza perfetta suscita nell’artista si trasformerà gradatamente in una passione che annienterà le difese dello scrittore. “La bellezza è la sola forma dell’immateriale che possiamo percepire coi sensi.”

Anche la Venezia descritta da Thomas Mann è bella più che mai, di una bellezza decadente però: nelle acque torbide che esalano odori putridi, nel grigiore del cielo si respira tutta la disperazione di Von Ascenbach sospinto sempre più verso il caos dionisiaco dove il contegno borghese si dissolve nel regno della fantasia e dei sensi.

“La morte a Venezia si apre con il racconto realistico di una passeggiata alla periferia di Monaco, non ci risparmia nulla degli orari dei treni e dei piroscafi (…) sotto sotto scorre, inesauribile e bruciante, segretamente generata da un simbolismo più antico, la grande fantasticheria di un uomo in preda alla propria fine, che attinge al proprio Es la morte e l’amore”. Questo è quanto scrive Marguerite Yourcenar in un interessante saggio su Thomas Mann (Con beneficio d’inventario, ed. italiana Bompiani 1993) dove la scrittrice tira in ballo espressamente il concetto di Es.

Freud, in Introduzione alla psicoanalisi sosteneva che “l’Es è la parte oscura, inaccessibile della nostra personalità (…)lo chiamiamo un caos, un crogiolo di eccitamenti ribollenti (…) impulsi contrari sussitono uno accanto all’altro, senza annullarsi o diminuirsi a vicenda. Com’è ovvio, l’Es non conosce né giudizi di valore, né il bene e il male, né la moralità.”

Se l’Es rappresenta le passioni sfrenate, l’Io – di converso – nella vita psichica è “il paladino della ragione e dell’avvedutezza (…) destinato a rappresentare le richieste del mondo esterno”

Dall’altro canto v’è un severo Super-Io che è quella parte della personalità che, senza tener conto delle difficoltà provenienti dall’Es e dal mondo esterno, esige l’ottemperanza a determinate norme di comportamento e punisce l’Io, in caso di inadempienza, con spasmodici sentimenti di inferiorità e di colpa”.

“Aizzato così dall’Es, limitato dal Super-Io, respinto dalla relatà, l’Io lotta per stabilire l’armonia tra le forze e gli influssi che agiscono in lui; e si comprende perché tanto spesso non riusciamo a reprimere l’esclamazione «La vita non è facile»” (Freud, 2010, p.483 – 487)

Approfittando della brevità del romanzo di Mann, l’ho riletto per l’ennesima volta e ancora una volta La morte a Venezia mi ha colpito per la perfezione compositiva e stilistica. Von Ascenbach muore sulla spiaggia mentre contempla ancora la sottile figura di Tadzio che si allontana verso il mare… Un mare denso di malinconia, scuro e impietoso, certamente lontano dal mare azzurro e luminoso delle banali vacanze balneari!